Uguaglianza formale e uguaglianza sostanziale

Ero a lezione, al Campus Biomedico. In particolare, stavo seguendo formalmente una lezione tenuta dal Preside del dipartimento di Medicina del Campus, sostanzialmente ero distratto dalle mie cose (il perché stessi lì lo spiegherò in un articolo successivo). L’argomento della lezione erano i farmaci che combattono il cancro e la loro “stupidità” o “intelligenza”. In un determinato punto della lezione il Preside inizia a spiegare che i farmaci per la cura del cancro costano allo stato italiano all’incirca il 50% della spesa totale del sistema sanitario. Una bella somma se ci pensiamo. Per questo va di moda ultimamente parlare di applicare il sistema sanitario americano a quello italiano. Il sistema italiano è quasi del tutto gratuito per tutti, o almeno ci prova; quello americano è completamente a pagamento, chi ha un’assicurazione può curarsi, gli altri patiscono. Sarebbe una rivoluzione del sistema che, personalmente, non concepisco. In ogni caso, il Preside spiega questa tendenza a privatizzare la sanità e a me viene spontaneo fare un intervento.

Mi viene spontaneo parlare di incostituzionalità. Io non riesco a credere che la nostra Costituzione possa permettere una privatizzazione totale della sanità. A mia interpretazione, per vari articoli continua ad essere così. Soprattutto per uno, quello che secondo me è il più bello e importante: l’Art. 3 Cost..

Al primo comma così recita “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione,di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. L’Art. 3 Cost. sancisce la totale uguaglianza fra tutti i cittadini davanti alla legge e allo stato e vieta ogni tipo di discriminazione. Uguaglianza non significa che noi tutti siamo uguali – che mondo sarebbe se noi tutti fossimo uguali? -, uguaglianza significa che non sono giustificati comportamenti e trattamenti discriminatori in ogni situazione. Come si concilia questo con un sistema sanitario privato? Un sistema sanitario privato implica che si possano curare solamente persone che abbiano le possibilità di farlo. Non è una discriminazione a tutti gli effetti?

Sancita l’uguaglianza formale fra tutti i cittadini, come se non bastasse, al secondo comma dell’Art. 3 Cost. viene sancita l’uguaglianza sostanziale fra tutti i cittadini. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Lo stato è obbligato a garantire alle classi più deboli e ai soggetti in difficoltà le possibilità di esercitare i propri diritti, tra cui quello della salute (Art. 32 Cost.). L’Art. 32 Cost. inoltre fornisce uno spunto importante su questo tema: la tutela della salute è interesse della collettività.

Se la tutela della salute è interesse della collettività risulta impossibile cambiare il nostro sistema sanitario da sistema pubblico a sistema privato. Con quali risultati? Per risolvere cosa?

La Costituzione parla chiaro e nega, secondo la mia interpretazione di uno dei principi fondamentali della Carta, ogni possibilità di rendere la sanità chiusa ai tanti e aperta ai pochi. Ma se non fosse abbastanza, credete che decidere sulla vita di persone che stanno lottando per la loro esistenza possa costituire un vantaggio, economico e sociale?

Io preferisco uguaglianza, integrazione e prevenzione.

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