Io dico no ai musei gratuiti

L’arte ha un costo? Secondo me, sì.

“Quando i banchieri si ritrovano a cena, parlano di arte; quando gli artisti si ritrovano a cena, parlano di soldi”. Così Oscar Wilde descrive il rapporto fra l’arte e il denaro. Due mondi che sembrano distanti, un rapporto che ha un sapore strano. In verità l’uno senza l’altro non può esistere.

È questo il tema che, in questi ultimi giorni, è entrato a gamba tesa nel dibattito politico italiano. Ma perché se ne sta discutendo così tanto?

Sono passati ormai due mesi da quel primo Giugno in cui quello che rivendica di essere il “Governo del Cambiamento” si è insediato tra i banchi del potere. L’operato del nuovo governo è molto discutibile, da ambo le parti, ma ciò che, per le opposizioni, sembra creare maggiori disagi è l’annuncio fatto dal nuovo Ministro ai Beni Culturali. Una polemica per lo più sterile, fatta da una classe politica che non ha né arte né parte. Queste le parole che hanno dato vita alla bagarre :«Le domeniche gratis andavano bene come lancio pubblicitario. Sono stati gli stessi direttori a chiedermene il superamento. Lascerò loro più libertà: se vogliono fare una domenica gratuita niente di male, ma l’obbligo no».

Il Partito Democratico, tatticamente parlando, vuole mantenere una linea dura d’opposizione (durissima eh!) e difendere i provvedimenti fatti dal governo precedente. Ma la scelta di Bonisoli è sacrosanta.

Che 14 milioni di italiani si siano riavvicinati ai musei, grazie a quel provvedimento approvato nel lontano Luglio 2014, è indiscutibile. Ora però è arrivato il momento di fare un ulteriore passo in avanti. I musei funzionano come una qualsiasi azienda, hanno un loro bilancio e devono seguire una determinata strategia di mercato. Il Ministro Bonisoli non ha parlato di mettere un divieto sulla gratuità dei musei italiani. Vuole semplicemente superare l’obbligo di farlo ogni prima Domenica del mese, lasciando la possibilità di scegliere quando farlo e di organizzarsi secondo le loro necessità, le loro esigenze e i loro flussi di turisti, che sono diversi in ogni città italiana e in ogni museo. Come ogni azienda, un museo deve poter scegliere quale strada percorrere per raggiungere il traguardo più conveniente.

L’arte ha un valore ma anche un costo. Ogni opera d’arte ha una sua storia, racconta spezzoni di storia che hanno un valore inestimabile. Eliminare l’obbligo di entrata gratuita non significa che ne debbano usufruire soltanto pochi o soltanto chi ha le possibilità economiche per farlo. L’arte e la cultura in generale sono la spina dorsale di una nazione e ne sostengono la struttura. Dargli un costo significa non diffondere l’idea e l’abitudine di pensare che l’arte non valga il costo di un biglietto o che, addirittura, non valga nulla.

Per concludere, secondo il mio punto di vista, è un’ottima iniziativa quella portata avanti dal Ministro. La vera sfida è quella di non far passare il messaggio che l’arte sia regalata e che sia disponibile gratuitamente per tutti una sola volta a settimana. Piuttosto è più intelligente renderla gratuita sempre per quelle persone che non hanno possibilità di usufruirne.

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