Io sto dalla parte della Scienza

Io sto dalla parte della scienza. Perché ormai è di questo che si tratta. Parteggiare per la scienza o parteggiare per l’ignoranza. In un mondo ideale il problema non si sarebbe neanche posto, ma nel nostro, dove venivano bruciate donne con l’accusa di stregoneria, dove la scoperta scientifica ha vissuto un arresto di 1600 anni, causa ipse dixit, non c’è da stupirsi.

Non è mio interesse pontificare sull’argomento. Non sono uno scienziato e sono anche piuttosto ignorante per discutere nel merito dell’ambito scientifico della questione. Quindi mi metto da parte e mi fido di chi ha studiato più di me. Una buona parte del nostro paese no, non lo fa.

La scienza non è democratica, non lo è mai stata. Se proprio vogliamo associarla a qualche forma di governo, io la paragonerei a un’oligarchia. La scienza non ammette le voci del popolo (chi non ha studiato in questo caso) e si limita a sentire solamente le campane di quel circolo chiuso che sono gli scienziati. In fondo è pur sempre oligarchica. Se così non fosse, si rischierebbe di mettere in discussione anche quelle certezze che sono alla base della nostra essenza. Sì, la scienza non è certa, mettersi in discussione significa mandare avanti il processo scientifico. Ma deve esser pur sempre la casta a farlo. Io non posso farlo. Perché allora un politico sì? È forse uno scienziato anche lui? Sì, ma del suo campo. La scienza è infinita. È allora perché si permette di mettere in discussione l’intera comunità scientifica sulla medicina per esempio?

Scienza e politica sono due strade diverse, ma non parallele. Non stiamo parlando di spartizione di poteri. Non stiamo parlando di imporre la propria supremazia sull’altro. Non è Dante che illustra la teoria dei due soli, non è il Papa che è in conflitto con l’Imperatore per l’universalità del suo potere. Stiamo parlando di un contributo che è fondamentale per tutte e due le parti. La scienza è al servizio della politica, così come la politica è al servizio della scienza. La scienza deve illuminare la strada alla politica, la quale legifera secondo gli interessi dei cittadini. La politica deve allo stesso tempo garantire alla scienza la possibilità di farlo, nei limiti dei nostri valori morali, senza grossi impedimenti, perlopiù economici. La scoperta scientifica è alla base dello sviluppo di qualsiasi Stato della terra. La politica, una buona politica deve saper ottimizzare quello sviluppo. Scienza e politica stanno alla base del benessere di ciascuno di noi.

I vaccini sono stati una scoperta sensazionale per l’uomo, una chiara possibilità di poter debellare malattie prima letali con il solo utilizzo di un ago. È molto semplice vedere persone di mezza età con una cicatrice sul braccio sinistro, un marchio che ha sconfitto definitivamente una malattia come il vaiolo. Nessuno prima immaginava di dire no a un tale miracolo. E allora oggi perché lo si fa? La scoperta scientifica è andata avanti ed è vero che sono emerse delle controindicazioni per alcuni individui. Sono venuti fuori casi di problemi postvaccinazione. Stiamo parlando di una minima percentuale su milioni di vaccinati. Nonostante ciò ha creato molto scalpore.

Lo scorso anno è stata approvato dal parlamento l’obbligo di 10 vaccinazioni per tutti i bambini italiani, pena sanzione amministrativa e la non – ammissione a scuola. La discussione era già molto accesa. Dopo il provvedimento è proprio esplosa, tra chi è favorevole all’obbligo e chi invece no. Da una parte la ricerca scientifica, dall’altra chi ha studiato all’università della vita o su internet. Io reputo l’operato dell’ex Ministro Lorenzin penoso. Non ho mai capito il perché stesse lì, forse per il più becero tatticismo politico. Ma non mi sono mai permesso di contestare questo provvedimento. Non mi sono mai permesso di contestare qualcosa che volesse salvare vite umane. Perché sì, vaccinare significa salvare vite umane. Quella dei nostri figli e anche quella degli altri. Purtroppo non sono pochi i casi di bambini immunodepressi, i quali per altre malattie non possono permettersi di rendersi più forti di fronte ad altre patologie. Se possiamo decidere sulla vita di nostro figlio, non possiamo farlo sulla vita dei figli altrui. Non possiamo permetterci di rovinare altre vite. Limitiamoci alla nostra.

La verità è che in Italia c’è stato un periodo di flessione per i vaccini, ci si è vaccinati meno, si è ricominciato a morire di morbillo e patologie, nuove o vecchie che siano, si stanno affacciando alla nostra porta. La comunità scientifica è stata chiara, l’obbligo è l’unico modo per invertire questa tendenza. Altrimenti ne avremmo pagato le conseguenze e ne pagheranno i nostri figli e nipoti. Non è una minaccia, è rendere consapevole l’opinione pubblica dei rischi che si corrono.

Chi non è consapevole di ciò è un tessuto sociale, che non so da dove sia uscito. Fatto sta, ha messo in discussione l’operato della ricerca scientifica, si è eretto a paladino della salute dei nostri figli. Se non fosse che la maggior parte di chi fa parte di quel tessuto non sia neanche laureato all’università della stada. Nulla contro chi non ha avuto la possibilità di studiare o la voglia di farlo, credo soltanto sia più corretto che rimanga per le sue e non disturbi l’operato di chi ha studiato e lavorato per una vita in quel settore. La scienza non è democratica e se sei NoVax e ti sei informato su Google, abbi almeno la decenza di rimanere zitto. Non so, forse hai anche pensato che fosse tutto un complotto per far guadagnare le grandi case farmaceutiche. Non so, forse la tutela della salute è un complotto delle grandi case farmaceutiche. Non so, forse la Costituzione stessa è un complotto delle case farmaceutiche. Chissà, forse i nostri padri costituenti sono stati minacciati da Big Pharma o da Bayer per redigere l’Art. 32 Cost.. Veramente credo di non saperlo.

Però so una cosa. Che se fosse così, sarei complice di questo complotto. Che complotto non è. È la nostra salute. È la nostra sopravvivenza.

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