Commento a freddo sul caso Diciotti

Ho trovato molto imbarazzante che sia stata l’Albania a venire in soccorso all’Italia sul caso Diciotti. Così come ho trovato imbarazzanti le azioni del titolare del Viminale. Neanche in una partita a Risiko avrei immaginato che qualcuno potesse giocare le sue mosse in tal modo. I suoi colleghi di governo gli stanno permettendo di fare ciò che vuole e, forte del consenso che sta riscuotendo tra gli italiani, si sente invincibile. Non sta agendo secondo gli interessi degli italiani e non sta cambiando nulla. Finora ha solamente scoperchiato l’estrema fragilità e ipocrisia dell’Unione Europea.

Sono chiusi i nostri porti? No, non lo so. Il titolare delle infrastrutture non ha dato direttive sulla chiusura dei porti e gli sbarchi continuano. Allora cos’è cambiato rispetto agli anni passati? La narrazione dei fatti. Ad oggi gli sbarchi sono diminuiti ma gran parte del merito va dato al vecchio Ministro Minniti, fautore di una politica molto più salviniana di quanto sta facendo Salvini stesso. Negli ultimi mesi del 2017 e nei primi del 2018 il numero dei migranti sbarcati è diminuito dell’80% e nel 2018 le previsioni parlano di un ritorno ai livelli precedenti al periodo della primavera araba. Dal 1° Gennaio al 29 Agosto 2018 sono stati 68000 i migranti sbarcati in tutta Europa, un terzo del totale in Italia, contro i 181000 sbarchi del 2016. Insomma numeri che avvantaggiano il Ministro dell’Interno nella corsa alle elezioni. Perché di questo si è preoccupato. A portar più acqua possibile al suo mulino. Bloccando tre navi è riuscito a capitalizzare tutto il consenso e la fiducia che gli italiani ripongono nel governo alle sue gambe. Ma di concreto non ho visto nulla.

In campagna elettorale ne ho sentite parecchie da parte sua: rimpatrio di 600000 clandestini, blocco navale per stoppare gli sbarchi, redistribuzione dei rifugiati politici all’interno dell’Unione Europea e zero tolleranza verso i migranti economici. Sono passati già tre mesi e le uniche cose che sono state cambiate sono le promesse fatte in campagna elettorale. Il sottosegretario Giorgetti ha rassicurato gli italiani dicendo: “Salvini l’ha sparata grossa sui rimpatri, è impossibile rimpatriarli”. Il Ministro Salvini in preda a un attacco di incoerenza con i suoi ideali ha avuto un incontro con Orban, primo Ministro ungherese e primo tra chi è contrario alla redistribuzione. Sempre il leader del Carroccio ci ha deliziato con una dichiarazione al limite del paranormale: “non vogliamo ridiscutere il Trattato di Dublino”. Per chi non lo sapesse il Trattato di Dublino sancisce che la responsabilità dell’asilo è affidata al paese di primo sbarco. Insomma l’ex comunista padano non solo non vuole bloccare gli sbarchi, ma vuole tenere anche tutti i migranti in territorio italiano. L’esatto contrario di quanto detto precedentemente tra sagre, talk show e comizi.

Se non altro ha scoperchiato quel calderone di ipocrisia che l’Unione Europea è. A differenza della prima volta, quando la nave Aquarius fu indirizzata in acque spagnole, non è arrivato aiuto da nessuno dei paesi dell’Unione. Soltanto dall’Irlanda che ha accettato 20 migranti. Il comportamento del nostro caro Ministro non è di certo giustificabile, così come non lo è quello dell’Unione. Dal consiglio europeo del 27 Giugno era uscito fuori un accordo di redistribuzione su base VOLONTARIA. Quindi ogni paese decideva quando accettare dei migranti dai paesi di primo sbarco. Se da un punto di vista politico e giuridico non sono obbligati ad accettare migranti dai paesi di primo sbarco, da un punto di vista etico io penso lo siano. Per me Unione significa condivisione. Come vengono condivisi i successi, è giusto che vengano condivisi anche i problemi. Non so se il problema migranti sia un’emergenza. In ogni caso è un problema e in quanto tale va risolto insieme. Non è possibile che un settore strategico come quello dell’immigrazione sia lasciato gestire dai singoli Stati. Da menzionare in modo molto negativo l’operato del governo francese, grande difensore dell’integrazione e della multiculturalismo e poi grande mattatore di migranti alla frontiera di Ventimiglia, e dei paesi del blocco Visegrad, alleati del Ministro Salvini e poi unici paesi con zero migranti all’interno dei loro confini.

Come risolvere il problema con l’Europa? Sicuramente non bloccando lo sbarco di 177 persone in piena emergenza sanitaria e umanitaria. Vanno battuti i pugni nei tavoli che contano. E soprattutto va adottata una politica riformista e tolleranza zero nei confronti di chi non accetta di fornire aiuto. È fondamentale la ridiscussione del Trattato di Dublino. Il mondo, da quando è stato siglato l’accordo è cambiato, sono emerse altre circostanze e non è possibile riempire di responsabilità solamente i paesi di primo sbarco. È giusto che siano tutti i paesi dell’Unione ad accollarsi le responsabilità dell’asilo. Per chi non è d’accordo, basterebbe che gli vengano tolti tutti i fondi europei a disposizione per lo sviluppo del paese. È un ricatto? Forse, ma stare uniti porta onori e anche oneri.

Come risolvere il problema migranti? Domanda da un milione di euro. Per adesso è importante comprendere la situazione in cui agiamo. In Libia la situazione sembra degenerare ogni giorno di più. Adesso si paventa il rischio di una nuova guerra civile. E una nuova emergenza migranti potrebbe affacciarsi sul territorio del Vecchio Continente. È importantissimo essere preparati per non commettere gli errori fatti in passato. È importante che la diplomazia stipuli degli accordi bilaterali con i paesi da cui i migranti partono per gestire al meglio il problema, sia per il rimpatrio di chi non è un rifugiato politico per motivi di guerra, sia per distruggere l’ormai radicato racket di scafisti che maltrattano e torturano i migranti, promettendo loro una vita migliore mettendoli su delle vere e proprie carrette del mare.

Le sfide che ci aspettano sono tantissime e le chiacchiere ci fanno perdere molto tempo prezioso, che potremmo utilizzare per altro, magari proprio per risolvere il problema che tanto sfruttiamo in campagna elettorale. Certo, fa sempre comodo trovare un nemico comune da attaccare per acquisire consenso, ma qui stiamo parlando di persone e non si può fare campagna elettorale sulla pelle di chi sta messo peggio di noi, che sia italiano, gambiano, giallo o rosso.

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