Il regalo di compleanno che vorrei

Oggi, mentre i cristiani nel mondo festeggiano la Pasqua, io festeggio il mio ventesimo compleanno. Una giornata insolita, anche e soprattutto per la situazione che viviamo da qualche settimana ormai. Pasqua, compleanno: termini carichi di significati simbolici ben più forti rispetto alla normalità. C’è chi associa la Pasqua al passaggio dalla schiavitù alla libertà, chi la associa alla Resurrezione; c’è chi associa il proprio compleanno alla crescita e chi lo associa ai regali. Insomma, ciascuno di noi dà a queste parole l’interpretazione che vuole. Io voglio provarle a legarle in modo anomalo.

Sembra ormai passato un secolo dai primi decreti del Presidente del Consiglio riguardanti chiusure di attività produttive e restrizioni di alcune delle nostre libertà e più di qualcuno inizia a far emergere un sentimento di sofferenza. Non proprio solo qualcuno, parliamoci chiaro: quasi tutti iniziano a non sopportare questa situazione che fino a qualche settimana fa ci sembrava paradossale. Il Governo ha iniziato a parlare di un passaggio che potrebbe avvenire: dalla fase uno – il lockdown così come lo conosciamo – ad un’ipotetica fase due, che prevede alcuni allentamenti alle restrizioni e la riapertura di molte attività produttive; per poi attraccare a una terza e ultima fase, quella del ritorno alla normalità pre-decreti. È inutile girarci intorno, siamo un paese sull’orlo del tracollo economico e sociale e ogni minuto guadagnato potrebbe cambiare le sorti del prossimo futuro. Se non iniziamo a muoverci con decisione sin da ora, il rischio è ritrovarci – per utilizzare una metafora ultimamente usata spesso – con operazione riuscita e paziente morto. Preparare il passaggio è fondamentale per la riuscita dell’operazione e per la vita del paziente.

Se quella metafora si verificasse, sarebbe difficile anche iniziare a parlare di Resurrezione. Per chi ci crede – senza entrare nel merito delle discussioni tra credenti e atei – di Resurrezione ce n’è una sola e, in questo caso, il termine che forse calza meglio è rinascita. Perché sì, il giorno in cui ripartiremo sarà una rinascita. Dovremo riscoprire il mondo che ci circonda e re-imparare a camminare con le nostre gambe. Non saremo stabili come ogni bambino, forse cadremo e dovremo esser in grado di rialzarci senza ostacoli. L’imperativo è cercare di preparare la stanza nel migliore dei modi. Non deve esserci alcun pericolo: nessuna presa della corrente a portata di mano e tanto meno non dovrebbero esserci spigoli scoperti.

Non basta preoccuparci di vederlo nascere un bambino. Dobbiamo anche vederlo crescere e saperlo indirizzare: è fondamentale non spingerlo a commettere gli stessi errori commessi in precedenza. È una seconda opportunità e non possiamo permetterci di non coglierla. Il genere umano sarà colpito da un altro virus: la diffidenza nei confronti dell’altro, la paura dell’untore e del contatto sociale. Paure giustificate senza ombra di dubbio, il covid19 ha colpito prima di ogni altra cosa la fiducia. Motivo per cui è importante iniziare a ragionare su come poterle arginare. Lo sforzo di rimanere uniti e solidali, la consapevolezza che l’unione fa la forza in un momento di crisi non deve finir vana. Come durante la quarantena, senza essere uniti non si va da nessuna parte. Sarà fondamentale organizzare le migliori forze del nostro paese, ma non solo. Tutti dovranno dare il proprio contributo.

Manca solamente l’ultima parola. Prima, però, voglio porre qualche quesito: perché continuiamo a voler ricercare nella Cina un modello da seguire? Pensiamo realmente che possa essere replicabile in toto nelle nostre vite?

Io credo di no.

L’ultimo tempo di una delle partite più difficili della nostra epoca si sta giocando in questo momento e non possiamo lasciargliela vinta. Se è vero che vi sono differenze sostanziali tra un regime democratico e un regime autoritario; se è vero che siamo l’occidente delle libertà, è arrivato il momento di dimostrarlo. Altrimenti, la nostra vita, così come l’abbiamo conosciuta dovremo dimenticarla.

Allora il regalo che chiedo è: caro Presidente del Consiglio, cari Capi di Governo dei paesi europei e di tutto il mondo occidentale, cara Presidente della Commissione Europea e cara tutta l’Europa, vorrei che prendessimo consapevolezza e riuscissimo a dare una svolta concreta a questa partita.

Deve essere la politica a definire i sogni da inseguire e tracciare la strada da percorrere. Il nostro obiettivo deve esser quello di conciliare la tutela della vita e della salute con la tutela di tutte le nostre libertà. È forse un’impresa difficile, ma non impossibile. E se smettiamo di credere nelle nostre possibilità, come pretendiamo di poter spiegare al mondo le nostre peculiarità? Sono sicuro che possiamo essere in grado di usare tutte le nostre migliori menti e tutte le nostre forze. Sono stufo di veder usato un modello che a noi non si addice. Vorrei che il modello migliore fossimo noi a crearlo.

Se avete a cuore il nostro mondo, trovate gli strumenti per difenderlo o sarà sempre più difficile farlo.

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