Caro Fra…

Ho letto con grande attenzione la tua lettera condivisa da Nicola Porro (condivido qui il link del suo blog con il post: https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ho-20-anni-e-le-scrivo-di-liberta-e-futuro/2/) e – da bravo amico filosovietico! quale sono – ho pensato di risponderti. Conosco molto bene la tua posizione ideologica di partenza e questa risposta non servirà a farti cambiare idea. È solamente parte dell’incessante dibattito che portiamo avanti da mesi.

No, non è la ricerca dell’uguaglianza sostanziale ad aver fatto impantanare il sistema Italia e – colpo di scena – neanche l’ossessiva volontà di condizionamento dell’economia. Il problema del sistema Italia si chiama metodo. Il meccanismo attraverso cui – da decenni – porta alla formazione della proposta politica risponde ad una unica logica: quella della ricerca spasmodica del consenso. Ogni politico, ogni amministratore o chicchessia tende a presentare una sua pseudo-idea di mondo con l’unico scopo di conservare quanto più possibile il potere di cui dispone.

Una volta erano le grandi ideologie a svolgere un lavoro di sintesi politica degli interessi, di collante tra classi sociali differenti e provenienze geografiche/culturali distanti; ma oggi non è più così. Chiunque cerca di rispondere al suo bacino elettorale di riferimento ed il risultato non può che essere un insieme di frammentati e confusi provvedimenti. Allora il nostro compito – di giovani, di rivoluzionari a modo nostro e di sognatori – deve essere quello di ritrovare un modo di far politica diverso: torniamo ad intendere la politica come la visione di come potrebbe essere il mondo a noi circostante, come un’idea di realtà a cui vogliamo tendere. Torniamo ad intendere la politica come sogno, futuro e programmazione. Dobbiamo scegliere se vivere la storia come spettatori o se provare a scriverne una alternativa.

Dal mio punto di vista, non sarà la libertà che proponi a dare un nuovo slancio, tanto meno l’assenza quasi totale di un apparato statale. Dal mio punto di vista, la vera rivoluzione è quella di tornare a lottare insieme, di smetterla di vedere il mondo formato unicamente da individui. La vera rivoluzione è ritrovare uno spirito di condivisione e di interazione con gli altri. Smettiamola con la retorica dell’io e riscopriamo la parola noi. Se saremo in grado di farlo insieme, nessuna sfida sarà impossibile e nessun ostacolo insormontabile.

Su una cosa, però, sento di darti ragione: abbiamo il dovere di non accontentarci e di continuare a sognare. Chissà se – prima o poi – non saremo noi a provare a trasformare quei sogni in realtà.

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