Rammarico

Gentili Presidente Conte, Presidente Zingaretti e Ministro Speranza,

Sono perfettamente conscio della criticità della nuova fase che l’Italia sta attraversando, ma sono anche rammaricato e, per questo, non posso fare a meno di pormi delle domande e fare luce su alcune zone d’ombra.

Più di ogni altro tormentone e più di ogni altro cantante spagnolo – questa Estate – abbiamo convissuto con le parole di virologi, infettivologi ed epidemiologi; ci hanno detto in ogni lingua come ci saremmo dovuti comportare per tornare a vivere nonostante questo subdolo nemico (le famose 3T – tamponi, tracciamento e terapia; utilizzo delle mascherine, igiene personale e distanziamento fisico). Abbiamo ascoltato le formule comunicative più disparate a rassicurarci (“rimaniamo distanti oggi per abbracciarci più forte domani”; “andrà tutto bene”). Ci siamo comportati, più di ogni altro paese al mondo, affidandoci al rispetto delle regole e alle indicazioni di chi ne sa più di noi. Ma cosa non sta funzionando?

È una domanda legittima. Chiunque abbia parlato di Covid19 ha detto che siamo di fronte a una situazione completamente diversa da quella già vissuta. Eppure sembra di rivivere le stesse scene, la stessa incertezza e la stessa angoscia. Sono tornate all’ordine del giorno parole come lockdown e didattica a distanza; gli ospedali italiani sembrano riempirsi sempre di più e le grida di chi è in corsia tornano ad essere pungenti. Eppure non siamo a Marzo.

Di mesi dal primo caso segnalato in Italia ne sono passati otto. La sensazione è che l’unica occasione che il virus ci ha dato, dopo l’isolamento coatto imposto a chiunque, sia stata sprecata: l’Estate sarebbe dovuta essere il nostro trampolino di lancio verso una fase di convivenza con il Covid diversa. Invece, quella fase non è mai partita. Più che verso la luce, l’Italia ha intrapreso la strada verso il baratro.

Senza ombra di dubbio, ogni italiano ha le proprie responsabilità: a partire dai cittadini ad arrivare ad ogni grado delle Istituzioni. Ma non basta a coprire, dal mio punto di vista, il fallimento totale di una classe politica e dirigente, rivelatasi incapace di governare e proteggerci.

Ho pensato che la pandemia sarebbe potuta essere il tasto reset di cui questo Paese ha bisogno; ho pensato che saremmo potuti uscire meglio da questa situazione e le sfide posteci sembravano aiutarci a farlo: la scuola e l’università, un nuovo modello sanitario e una ripresa economica più equa e sostenibile. Insomma, il coronavirus era l’occasione giusta per affrontare annosi nodi venuti, per fortuna o per sfortuna, al pettine proprio ora. Invece, da occasione, la pandemia si è trasformata nell’ennesima, forse fatale, battuta di arresto di una Nazione in declino da tempo.

La verità – voglio provocare – è che l’Italia è un paese per vecchi, ma i cui vecchi non sono neanche in grado di proteggersi e tutelarsi. Basti vedere la strategia portata avanti per proteggere le fasce della popolazione più a rischio infezione: spingere a rimanere a casa quanto più possibile le fasce della popolazione meno a rischio. Un paradosso degno di nota. Non una misura attiva di protezione di chi non si sente al sicuro, ma stigmatizzare e biasimare chi prova a vivere la propria vita in modo umano. Non sarà la movida a contagiarci tutti, ma la mancanza di tamponi; non saranno i ristoranti e i bar a farci ammalare, ma la completa inesistenza di un sistema di medicina territoriale; non sarà la dimensione sociale dell’uomo a mettere a rischio le fasce più deboli, ma la strategia di gestione raffazzonata di un governo precario.

Non siamo uomini per la nostra dimensione corporale e fisica; lo siamo perché la nostra umanità si fonda sulla nostra dimensione sociale, culturale e psicologica. Siamo umani perché andiamo a scuola, perché abbiamo gusto nel prendere un caffè e scambiare due parole con il barista, perché riusciamo a comprendere il peso dei sacrifici che, a volte, devono esser fatti per non mettere a repentaglio la vita degli altri in situazioni di incertezza. Non perché ci induciamo a reprimere la nostra umanità quando altri non sono in grado di adempiere ai loro compiti di protezione e di assumersi le loro responsabilità.

L’Italia è un paese per vecchi, ma i cui vecchi non sono in grado di comprendere che tutto questo travolgerà anche loro. Un paese che non tutela i propri ragazzi, le proprie nuove leve, è un paese destinato a sparire. Prima di quanto crediamo.

Se avete a cuore l’Italia, non i giovani; se avete a cuore voi stessi, aiutateci a tornare a vivere. Riaprite le scuole, le università. Conviviamo col virus, ma facciamolo bene. Ne va, non solo della nostra, ma anche della vostra sopravvivenza.

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