25 Novembre

Mercoledì si è celebrata la giornata contro la violenza sulle donne e credo valga la pena scrivere alcune battute su questo tema; soprattutto se, in concomitanza di questa ricorrenza, i casi di violenza hanno continuato ad aumentare.

La questione è, in primis, culturale e di semantica. Continuare a chiamare il fenomeno “violenza contro le donne” e non, ad esempio, “violenza maschile di genere” rovescia il peso della colpa su chi è la vittima: infatti, indicare solo chi è la vittima e non chi è il carnefice e il movente di tanta brutalità sottolinea che le donne sono colpevoli in quanto donne e destinate ad essere violentate. È una questione all’apparenza sottile, ma le parole fanno la loro differenza. Cominciare a chiamare le cose con il proprio nome è il primo accorgimento che possiamo attuare. Non è possibile vedere, ascoltare e leggere giornalisti, opinionisti, persone comuni, vicini di casa, ragazzi, in alcuni casi altre donne, avere il coraggio di affermare: 1) se l’era cercata, 2) chissà cosa era successo, 3) il marito, l’uomo o chi per lui deve aver sofferto quella scelta. Non esistono aggravanti per chi è vittima di un crimine di tanta gravità e non esistono attenuanti per chi, invece, si macchia di quel crimine. Dobbiamo avere il coraggio di condannare ogni atto di violenza di genere, che sia materiale o morale, fisica o psicologica, nei confronti delle donne. Dobbiamo avere il coraggio di scegliere da che parte stare.

Ma la questione è anche sociale. La politica, ogni comunità e tutti noi dobbiamo farci carico di combattere un sistema che vede le donne ancora un gradino inferiore rispetto al sesso ““forte””. Lo studio, la cultura, il lavoro sono gli unici strumenti che abbiamo a disposizione per cambiare una tendenza perversa secolare. L’emancipazione sociale delle donne passa assolutamente per queste strade e non si può fare a meno di cogliere questa occasione. Dobbiamo avere il coraggio di affermare che sono ancora troppo poche le donne in politica, le donne nei ruoli apicali nel settore privato e gli strumenti di tutela attiva nei loro confronti. Dobbiamo avere il coraggio di rivendicare un mondo fatto di donne e di uomini, di studentesse e di studenti, di lavoratrici e di lavoratori di pari dignità.

Dobbiamo avere il coraggio di lottare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...