Bestiario 2020

Dire che il 2020 è tra gli anni peggiori della storia moderna è un eufemismo. È stato molto molto di più. Ho deciso per questo di raccontarlo attraverso personaggi, dichiarazioni, avvenimenti. Tutte cose che hanno contribuito a rendere quest’anno speciale. Ecco il mio bestiario 2020:

Attenzione, prima di leggere: questo è un post sarcastico che dissimula il vero, ma che, se avesse voluto analizzare quello che è successo, avrebbe avuti toni e modalità diverse.

Trump

E bene sì, tra i personaggi che hanno reso speciale l’Annus horribilis del terzo millennio non poteva mancare l’ormai ex Presidente degli Stati Uniti, che, come ci ha abituato durante tutto il suo mandato, si è confermato un concentrato di tweet, dichiarazioni stravaganti e azioni politiche eccentriche. Tra i grandi del mondo è sicuramente tra quelli che più si sono contraddistinti: che il buongiorno del 2020 non si vedesse dal mattino lo si deve anche a lui. Infatti, quando ancora il coronavirus era un problema relegato alla provincia cinese dell’Hubei, il Presidente ha deciso di dare il via alle danze con l’uccisione del generale iraniano Soleimani. Da lì in poi è stata una escalation continua (non solo militare). Ha consigliato agli americani di ingerire disinfettante per curare il virus cinese, ha infuocato il dibattito pubblico americano per mesi affermando che i democratici avrebbero rubato il voto di novembre e, ancora oggi, nessuno sa se tra tre giorni lascerà la Casa Bianca. Nel peggiore dei casi, tra qualche giorno gli intimeranno uno sfratto esecutivo.

Il dibattito scientifico nei talk show

Che 2020 sarebbe senza virologi ed epidemiologi in tv? Credo che nessuno ricordi più come era un talk show nel 2019 a.G. (avanti Galli). Scienziati, accademici, medici di base, professionisti. Virologi, infettivologi, immunologi, epidemiologi, esperti di igiene pubblica ed anche veterinari. Tutta una schiera di persone che hanno fatto grande l’Italia nel mondo della medicina e che si sono prestati alla Royal Rumble dei salotti televisivi italiani per lottare l’uno contro l’altro. Salotti che, per il loro gusto del terrore e della notizia bomba piuttosto che verificata, hanno contribuito a creare una seconda pandemia: quella delle informazioni; per citare il padre dei virologi, una infodemia. A mio avviso, uno spettacolo indegno che ha scritto una pagina buia del dibattito scientifico italiano.

La riapertura delle discoteche

C’è stato un periodo in Italia in cui il dibattito legato al coronavirus e all’attualità politica era monopolizzato dalla riapertura delle discoteche. Balli singoli a distanza di due metri, seduti al tavolino ma non in piedi, drink sì e drink no. I telegiornali aprivano il loro bollettino quotidiano con il numero di persone che erano favorevoli alla riapertura e il numero di quelle contrarie. Alla fine, le discoteche sono state riaperte per qualche sfiammata agostana e richiuse il giorno dopo Ferragosto (a stagione quasi finita?). Nessuno vuole prendersi la responsabilità della riapertura perché ree di aver dato il via al secondo grande contagio italiano, ma, in realtà, la loro incidenza sulla loro ondata è stata minima. Io non ci sono andato.

Di Maio e la libertà

“A Natale e a Capodanno permettiamo ai cittadini di spostarsi tra i piccoli comuni”. Così il Ministro degli affari esteri Di Maio, in uno slancio di umanità, ha gentilmente concesso ai suoi amati concittadini di spostarsi. Un permesso che, politicamente, giuridicamente e comunicativamente, stride con il dettato costituzionale. Un permesso che è stata una delle tante uscite infelici che i politici italiani hanno fatto durante questi mesi, ma l’unica che non poteva passare in sordina. Non so se sarà lui a vincere il premio de L’Espresso sulla frase peggiore dell’anno, ma sicuramente se la batte per i primi posti con Salvini e il suo “non potete chiudere il cuore degli italiani”.

Boris Johnson e suo padre

Dopo anni e rinvii è arrivato il tanto atteso accordo tra Unione Europea e Gran Bretagna per il distacco della Regina dal resto del Vecchio Continente. Nessuno, in realtà, sa che strada prenderà l’Impero britannico dopo la scelta di non far più parte del sogno di una Europa unita. Chi ha votato brexit continuerà a credere nel brexit, chi ha votato remain dirà che l’invasione delle cavallette è sicura. Chi non si è posto il problema è il padre del premier Johnson, frontman della campagna per l’uscita. Johnson padre, europeista, ex eurodeputato conservatore dalle origini francesi, ha deciso di prendere la cittadinanza del paese transalpino per non perdere il treno dell’Unione. Durante le restrizioni di marzo è stato pizzicato in un pub perché “se ho bisogno, ci andrò”, stavolta ha deciso di provocare il figlio premier sul tema che lo ha reso grande. God save the Queen.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...