La situazione è grave, ma non è seria

La tanto paventata crisi di governo (che sia pilotata o meno poco importa) è uno spunto di riflessione interessante sulla qualità della classe politica e dirigente di questo paese. La qualità dei nostri politici è un tema che, a fasi alterne, ritorna alla ribalta nel dibattito pubblico nazionale. In questi giorni, è senza ombra di dubbio all’ordine del giorno data l’imponente mole di dossier a cui governo, parlamento e regioni devono far fronte. La campagna vaccinale, la stesura del cd. recovery plan, il ritorno in aula degli studenti italiani e anche le misure di contenimento del virus dei prossimi mesi in attesa della tanto agognata normalità. Eppure, le notizie più in voga e più interessanti sui quotidiani e rotocalchi riguardano tutte le mosse del cavallo (per parafrasare il titolo dell’ultimo libro del Sen. Renzi). Che la crisi di governo minacciata e non attuata sia un bluff è ormai sotto gli occhi di chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la grammatica politica. Quello che non si riesce a comprendere è il perché di questa ostinata e inutile manfrina.

L’Italia sta attraversando e deve superare il momento più difficile di tutta la sua storia repubblicana. E lo sta facendo con la peggiore classe politica e dirigente. Non ci si può aspettare che la maggioranza dei politici sia composta da statisti, ma si può chiedere che almeno una parte di questa abbia capacità di comprendere la realtà e agire, di conseguenza, con ragionevolezza. Eppure, tutto ciò non accade. La maggioranza è preda di una isteria perenne che va avanti da mesi, con alcune correnti che invocano alleanze strutturali tra forze che non condividono neanche la linea politica su come affrontare i problemi più vicini e altre che minacciano la rottura e di ritirare i ministri della propria forza politica senza offrire alcuna prospettiva di cambiamento. L’opposizione non sa e non vuole decidere chi essere da grande, magari oggi un po’ liberali e domani autarchici sovranisti.

Intanto i giorni passano e il pantano in cui lo Stivale si trova continua ad allargarsi. La prospettiva di vaccinare 13 milioni di persone entro marzo è una prospettiva che, per dovere di cronaca, dovrebbe esser definita miracolosa. Con la capacità di vaccinazione del sistema sanitario nazionale, pensare di poter somministrare 300000 dosi ogni giorno è un miraggio (il bando di assunzione dei medici ed infermieri che immunizzerà la popolazione è stato aperto solamente il 16 dicembre). La risposta europea alla crisi economica, seppur debole, ci garantisce una somma di prestiti e sussidi che non dovrebbe esser, per alcun motivo, sprecata, ma il piano di utilizzo di quei fondi è scarno, poco dettagliato e mal pensato. Manca una politica industriale che sappia conciliare intervento pubblico in economia ed investimenti, innovazione e dinamismo culturale. Si ingrandisce la forbice delle disuguaglianze e aumenta il numero di famiglie sotto la soglia di povertà. Il 31 marzo sarà tolto il divieto ai licenziamenti per motivi economici e i lavoratori a rischio sono circa un milione. La popolazione comincia a soffrire la fatica per le restrizioni e a sviluppare una condizione di disagio insana. L’effetto di tutto ciò sarà devastante.

Manca una idea di rilancio di tutto il sistema Italia, da decenni in piena stagnazione. Manca una idea di riforma del sistema istituzionale, di rivoluzione del sistema produttivo e di rinnovamento politico della società. Manca totalmente l’idea di futuro. Ma la cosa più importante è continuare a danzare tra i palazzi per decidere chi sarà il prossimo presidente del consiglio, quanti ministeri salteranno e se l’opposizione continuerà a dormire. Le generazioni future ringraziano.

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