Washington D.C. – 6 gennaio 2021

Le immagini che arrivano direttamente da Washington sono impietose. Sono immagini che ci si aspetterebbe da paesi poco avvezzi alla democrazia o nazioni che devono lottare per difendere la propria libertà. Invece, arrivano da uno dei paesi in cui la democrazia dovrebbe esser più solida. La Costituzione americana è il dettato costituzionale, per come lo conosciamo e lo intendiamo oggi, più anziano. Ha dato il via a una lunga stagione di progresso politico, sociale e giuridico, che si è protratto sino alla fine della seconda guerra mondiale, vera linea divisoria tra il costituzionalismo liberale e il neo-costituzionalismo sociale. È sopravvissuta a una sanguinosa guerra civile, a due conflitti mondiali, all’uccisione del Presidente Kennedy, di suo fratello, candidato alla presidenza, Bob e di grandi attivisti politici come Martin Luther King. Ma ora sembra pagare pegno.

Il mandato presidenziale di Donald Trump non è tra i più semplici da analizzare e comprendere. Ha alternato misure politiche eccentriche ad altre più ragionevoli, ha fatto della radicalità il suo cavallo di battaglia e ha fatto indignare il mondo su molte questioni (vedi la questione dei bimbi immigrati clandestinamente separati dalle proprie famiglie, la politicizzazione della pandemia e potrei continuare per ore), ma, nell’ultimo periodo, ha affondato il piede sull’acceleratore e ha soffiato sul fuoco dei brogli elettorali, urlando a più riprese che le elezioni di novembre sono state rubate dai suoi avversari democratici. Contenuti politici e toni che descrivono una certa sofferenza nei confronti degli esiti democratici delle consultazioni presidenziali. Ad esser messa in discussione non è stata solamente la democrazia intesa come esercizio della libertà e del potere, ma anche la democrazia intesa come valore, come fine ultimo della comunità: il governo, deciso dal popolo, per il popolo (attenzione a connotare il termine popolo negativamente, qui il popolo è il soggetto legittimato politicamente al voto e non il popolo invocato dai cd. movimenti populisti). Fin quando si tratta di mettere in discussione la democrazia come esercizio, secondo l’idea che scrutinatori e satelliti (https://www.repubblica.it/esteri/2021/01/06/news/complotto_renzi_obama_contro_trump-281415291/) abbiano fatto la loro parte per indirizzare voti, è un conto: oltre ad esser una idea folle, è indice di poca onestà intellettuale e di poca classe. Ma mettere in discussione la pacifica transizione democratica tra un Presidente all’altro, si tratta di un duro attacco sferrato alla Costituzione del proprio paese e alla bontà di tutto il sistema politico nazionale. È un duro attacco che non sarebbe mai dovuto accadere e che merita di essere radicalmente condannato. La democrazia è un bene prezioso, trattiamolo e proteggiamolo come tale. Non avalliamo le posizioni e le scelte di chi ha deciso di porsi al di sopra della legge. Perché nessuno lo è.

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