È giusto eliminare gli account social di Trump?

Gli ultimi avvenimenti statunitensi, oltre ovviamente alle analisi politiche della situazione che si è delineata e che si andrà delineando, hanno messo moltissima carne sul fuoco, in particolare alcuni interrogativi sulla censura sui social network: è legittima ed etica la scelta di Facebook, Instagram e Twitter di rimuovere post e account del POTUS? Già moltissimi opinionisti ed intellettuali hanno scritto e riflettuto sul tema, assumendo posizioni contrastanti, tra chi lo ritiene legittimo ed etico e chi, invece, un attacco alla libertà di espressione e alla democrazia. Che si propenda per una parte o per l’altra, questo è un tema in cui, nei prossimi mesi ed anni, si dovrà riflettere.

I social network sostanzialmente sono piattaforme controllate da società private che, però, per la loro capacità di diffondere notizie, assumono un ruolo di importanza fondamentale per la società in generale. Al di là di un regolamento dove vengono segnalati i contenuti in contrasto con la policy delle piattaforme che ciascun utente sottoscrive nel momento in cui crea un account, sono, poi, le leggi statali a regolare lo spazio di libertà di espressione. In linea teorica, chiunque può scrivere e condividere qualsiasi cosa. Sono pochissimi i temi in cui i social network agiscono. Ma, questa volta, le piattaforme hanno deciso di prendere una decisione senza precedenti. Inizialmente hanno eliminato i post di Trump durante le manifestazioni di Capitol Hill; poi, hanno proceduto ad eliminare definitivamente i suoi account, censurando così il capo di Stato di uno dei paesi più potenti al mondo.

Se delle imprese private, senza ricevere il mandato da parte di organi costituzionali, procedono a tali forme di censura, fin dove possono spingersi per indirizzare l’opinione pubblica? È possibile che dei soggetti privati possano decretare ciò che è giusto o sbagliato sulla base delle proprie convinzioni personali? Secondo quali criteri queste società decidono chi deve esser messo a tacere e chi no? Saranno degli umani incaricati o degli algoritmi a farlo?

Questi sono tutti interrogativi che ciascuno di noi deve avere il coraggio di porsi, perché oggi è il turno del Presidente Trump, ma domani potrebbe essere il nostro o di qualcun altro. Potrebbero essere queste riflessioni ad essere eliminate perché non conformi agli standard dei regolamenti o potrebbe esserlo molto altro. Potrebbero perché gli algoritmi non riconoscono l’utilizzo di determinate parole in alcuni contesti o perché qualcuno sceglie ciò che deve essere condiviso e cosa no. Non esistono criteri univoci per determinare ciò che è giusto o sbagliato e il confine, nelle opinioni politiche e personali, è ancora più sfumato. E se i social network, nonostante questo, cominciano a scegliere cosa è nero e cosa è bianco perché ritengono che “il rischio di danno sia più alto”, allora viene da chiedersi perché non ritengano il rischio tanto alto quando utilizzano le loro piattaforme anche capi di Stato di regimi autoritari, violenti e non democratici. Perché se l’account di Trump è saltato, lo stesso non si può dire di Putin, Al Sisi e molti altri.

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