Pillole – L’Italia non ha bisogno di un governo di unità nazionale

Ormai la crisi di governo è data per certa; quello che non è sicuro è la strada che il governo prenderà. Non si sa se sarà pilotata, se si andrà alla conta in parlamento, se ci saranno responsabili o un nuovo governo di unità nazionale. Giornalisti, opinionisti e analisti, perlopiù amanti della fantapolitica, credono che quest’ultima idea possa essere la soluzione migliore. L’unica strada da seguire dopo l’enorme dramma della pandemia. Partiti e gruppi parlamentari dovrebbero assumersi l’onere di supportare una personalità dalla grande credibilità internazionale. Vengono fatti i nomi dell’ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi e del presidente emerito della Corte costituzionale Marta Cartabia, i cui profili istituzionali, in virtù della loro competenza tecnica e professionale, dovrebbero porre fine a una crisi politica e strutturale, decennale, che il coronavirus ha accelerato e acuito. Ma l’idea di un governo di unità nazionale, il cui baricentro è una figura terza e tecnica, piuttosto che la strada da seguire, è lo spaventapasseri con cui la politica ha intenzione di allontanare le proprie responsabilità. Esperti e studiosi sarebbero in grado di offrire le ricette tecniche ed economiche adeguate a risollevare una situazione drammatica, ma giornalisti e analisti dimenticano che queste ricette non sono altro che misure politiche, desunte dai tecnici dalla propria idea di mondo. Non da un fantomatico funzionamento naturale delle scienze sociali, le quali piuttosto seguono l’andamento degli assetti istituzionali che gli uomini pensano e declinano. Esperti e studiosi rispondono così non alla logica della legittimazione politica popolare, ma ad una visione tecnocratica del mondo, che tanto democratica non è.

Sebbene possa sembrare la strada più semplice da seguire, questo non significa che sia il percorso adatto da intraprendere. È vero che la pandemia ha colpito duramente il sistema economico e sociale del nostro Paese e che il sistema istituzionale sembra far fatica nel rispondere celermente e radicalmente alla forza devastatrice del coronavirus. Ma è finito il tempo di tamponare. Ora è il momento di immaginare e di programmare. L’Italia ha un urgente bisogno di persone che sappiano pensare. L’Italia ha un urgente bisogno di persone che abbiano il coraggio di assumersi la responsabilità politica delle scelte che intendono fare. Ai posteri l’ardua sentenza.

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