Pillole – Il governo dei migliori, ma per chi?

Durante queste giornate di consultazioni, abbiamo ascoltato più e più volte politici, opinionisti ed intellettuali ripetere che l’incarico affidato al Professor Draghi si sarebbe dovuto tradurre in un governo formato dalle personalità politiche e tecniche migliori. Un mantra per chi crede nella competenza come valore assoluto e non come mezzo per costruire una determinata visione politica del futuro. Un mantra che aveva trovato nel commissariamento del Parlamento il suo compimento, ma che, dopo aver scoperto i nomi indicati per i ministeri dal Presidente del Consiglio incaricato, ha trovato la sua Waterloo.

A sentir le voci della stragrande maggioranza dei giornalisti e dei politici presenti nelle reti televisive nazionali, il governo Draghi avrebbe dovuto risollevare le sorti di un Paese duramente colpito dalla situazione sanitaria e socio-economica drammatica e porre le basi della ripartenza, grazie ai tanto agognati fondi europei. Nei primissimi giorni era anche arrivata una conferma, tanto da aver riportato lo spread, il differenziale tra i rendimenti dei bund tedeschi e dei btp italiani, sotto quota 100 e da aver spinto la Borsa di Milano ad un rialzo, ma soprattutto da aver ristabilito un clima di fiducia e di dialogo nazionale che, seriamente, avrebbe potuto riscrivere il futuro del nostro Paese.

Tolti i nomi dei profili tecnici – che Draghi ha deciso di assegnare ai ministeri chiave e strategici per l’attuazione del recovery plan e su cui ci sarebbe molto da discutere -, i ministeri assegnati ai partiti sembrano un revival dei periodi peggiori della storia repubblicana: un misto tra il governo Berlusconi IV (Brunetta, Carfagna, Gelmini), il governo Renzi (Orlando, Franceschini), il Conte I (Di Maio, Garavaglia, Giorgetti e Stefani) e il Conte II (Di Maio, Patuanelli, Dadone, D’Incà, Speranza, Guerini, Lamorgese, Franceschini, Bonetti), passando per il governo Letta a cui è stato concesso un ministero di profilo tecnico (Giovannini). Dunque, non il governo dei migliori, ma un miscuglio eterogeneo che ha dato lustro alla nuova edizione del manuale Cencelli.

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