Per il pluralismo in economia

Il mio commento per il numero di Aprile 2021 di Madama Louise, giornale universitario Luiss. Il link per leggere l’intera rivista: https://madamalouise.com/2021/04/aprile-2021/


La pretesa di trattare l’economia come una sinusoide

Non sono bastate la crisi del ’29, quella del 2008 e l’ultima rottura provocata dal Covid19. Economisti e studiosi continuano a fare gli stessi identici errori.   

La redazione di Madama Louise ha scelto la sinusoide quale tema per il nuovo numero del periodico. Disegnando sul piano cartesiano la funzione sinusoidale per eccellenza, quella del seno, non possiamo non notare un dettaglio fondamentale: la curva ha un bilanciato andamento ciclico. La perfetta alternanza di fasi di crescita e di fasi di decrescita fornisce una limpida immagine dell’equilibrio con cui il mondo della natura è stato creato. Un mondo in cui ogni tassello è fondamentale per il proprio corretto funzionamento. Ma tutto ciò come si lega al tema economico e alla nostra discussione?

Riflettendo sugli avvenimenti che, negli ultimi due secoli, hanno causato uno shock per i sistemi economici del mondo occidentale, riecheggiano le teorie di economisti e filosofi che hanno avuto la pretesa di traslare il principio di equilibrio che regola il mondo naturale all’economia. Nella storia del pensiero economico troviamo chi ha cercato di dimostrare la presenza di un meccanismo occulto che riportasse ogni sistema economico verso l’equilibrio, chi ha voluto teorizzare andamenti macroeconomici ciclici, chi ha affermato che il mondo avesse raggiunto una sostanziale e statica stabilità che ci avrebbe permesso di vivere negli anni a seguire senza alcuna crisi. Salvo poi doversi scontrare con la dirompente forza della realtà. Basti pensare alla Grande depressione, la crisi economico-finanziaria del 2008 e, in tempi ancora più recenti, la rottura provocata dal Covid19.

Nonostante questo, nulla è cambiato e si continuano a commettere gli stessi errori, metodologici e contenutistici, i quali, in realtà, sono gli uni conseguenza degli altri. Metodologici perché molti studiosi dell’economia continuano a confondere l’approccio e il linguaggio propri delle scienze esatte, i quali non sono sinonimi del rigore con cui ci si dovrebbe dedicare ad ogni disciplina, con quelli propri dell’economia; contenutistici perché, in questo modo, abbiamo svuotato di significato la spinta rivoluzionaria dell’economia e stravolto le domande fondamentali del problema economico, nonché le risposte a cui giungere. Così, oggi, ci chiediamo 1) quali beni e servizi dovrebbero essere prodotti, 2) come dovrebbero essere prodotti tali beni e servizi e 3) chi dovrebbe ricevere i beni e i servizi prodotti; mentre cerchiamo di rispondere con le scarse risorse messe a disposizione (terra, lavoro e capitale). Ma se rovesciassimo di nuovo la prospettiva e ci chiedessimo, ad esempio, 1) quali sono le esigenze a cui l’economia potrebbe dare risposta, 2) quale strada potremmo seguire per soddisfarle e tutelarle e 3) come potremmo pianificare le risposte alle esigenze del nostro futuro, a quale risultato potremmo arrivare?

Sicuramente smetteremmo di trattare l’economia come un qualcosa di dato, un sistema imposto, e cominceremmo a sfruttare la sua natura di disciplina incerta per cogliere ogni opportunità. Nella mutevolezza –  e questa è la spinta più rivoluzionaria dell’economia – del mondo potremmo cogliere il dinamismo e il pluralismo di idee e di visioni propri di una scienza non esatta come ogni scienza sociale. Potremmo tornare a mettere al centro l’uomo e disegnare un mondo migliore. Un mondo che non seguirà l’equilibrio ciclico di una sinusoide, ma che cercherà l’armonia nel caos.

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