Buon primo maggio!

Il primo maggio per moltissimi significa giornata di scampagnate tra quintali di fave, forme di pecorino e amici; per altri è la giornata del concertone. Ma il primo maggio è anche e soprattutto la giornata internazionale del lavoro e dei lavoratori. Nato negli Stati Uniti in commemorazione dei morti della rivolta di Haymarket del 1886, il primo maggio fu dichiarato “Festa internazionale dei lavoratori” nel 1889 durante il Congresso internazionale che diede il via alla Seconda internazionale. In Italia venne istituito nel 1890 e il primo maggio del 1947 fu teatro di una sanguinosa strage a Portella della Ginestra, paese dell’entroterra palermitano in cui una banda di mafiosi aprì il fuoco su oltre 2000 manifestanti in festa. Oggi, oltre che sottolineare il significato simbolico della giornata, festeggiare deve essere un momento di riflessione e di confronto politico sul tema. Il lavoro riguarda da vicino tutti noi.


Il lavoro è uno di quei valori che la Costituzione nomina più e più volte. Nei soli primi quattro articoli lo fa ben due volte e lo fa in due delle disposizioni più dense della nostra Carta costituzionale: al primo articolo quando afferma che l’Italia è una Repubblica democratica “fondata sul lavoro” e lo fa al quarto quando, enunciando il principio lavorista, stabilisce che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il “diritto al lavoro”, promuovendo le condizioni che lo rendano effettivo. Non sono solamente disposizioni che indicano il modello di economia politica che lo Stato italiano dovrebbe attuare, ma anche norme che dipingono il modello di società a cui tendere: una società in cui il lavoro è “attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale” della stessa; attività di nobilitazione dell’uomo costituendo esso la piena realizzazione dell’individuo nella sua dimensione personale e sociale. Una società in cui il lavoro è tutelato in tutte le sue forme e non viene trattato da merce.

La Costituzione, poi, continua a disciplinare analiticamente – e questo è il bello di avere una Costituzione lunga – tutto il tema nel titolo III della prima parte, dedicato ai rapporti economici, ma non si ferma affatto così. Infatti, a tutte queste norme di infinita bellezza e intensità politica lega indissolubilmente altre disposizioni, le quali, tutte coordinate, costituiscono l’essenza stessa della nostra Repubblica. Al valore lavoro del primo e quarto articolo combina il valore della dignità, tutelandolo nella duplice veste di dignità umana, ossia riferita all’umano ontologicamente inteso, nell’articolo due e di pari dignità sociale nel primo comma dell’articolo tre, dove prende in considerazione le differenze affinché sia vietato che queste possano corrispondere a trattamenti giuridici diversi.

Ed è da qui che dobbiamo ripartire. Il lavoro e la dignità devono costituire la base di partenza di ogni azione positiva che lo Stato deve portare avanti per raggiungere un altro valore fondamentale: quello dell’eguaglianza sostanziale. In una fase così critica della nostra storia, dobbiamo avere la forza e il coraggio di invertire la rotta rispetto al passato recente, alle tante riforme che i governi succedutisi finora hanno portato avanti: riforme che hanno trattato il lavoro come una merce di un unico grande mercato sottoposto alla legge della domanda e dell’offerta; ricette legislative che hanno ridotto e svuotato di significato ogni forma di tutela per il lavoratore e il lavoro. Riforme che hanno escluso dalla nostra politica di sviluppo il lavoro e la dignità, relegando questi due valori fondamentali al ruolo di semplici ornamenti di discorsi elettorali. Dobbiamo avere la forza e il coraggio di rimettere al centro la nostra Costituzione, perché è solo per il tramite di essa che riusciremo a tutelare ogni forma di lavoro e ogni lavoratore. Dobbiamo agire affinché nessuno rimanga indietro o sia sfruttato. Se non saremo in grado di farlo, non ci sarà più nulla da fare.

In questo primo maggio, il compito sarà quello di riflettere per agire: il lavoro dovrà essere lo strumento, la dignità la condizione essenziale, l’eguaglianza sostanziale il fine da realizzare.

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